Per noi che abbiamo deciso e accettato di diventare Cavalieri della Povera Milizia di Cristo è un dovere non dimenticare tutte quelle figure di uomini che hanno avuto un enorme coraggio morale e sono stati in grado di sacrificarsi sopportando angherie, la tortura e la morte piuttosto che tradire il proprio credo, i compagni, lo stendardo.

In ogni guerra, sotto ogni persecuzione, in ogni tempo, ci sono stati uomini semplici dotati di enorme coraggio.

Il coraggio fisico e il coraggio morale, sono valori imprescindibili del Cavaliere. Essi sono anche tra loro molto diversi. Ogni soldato che è stato in combattimento sa che il coraggio fisico trova le proprie radici in uno stato mentale costruito con la pratica. Inoltre, particolari situazioni cariche di ansia e di paura possono aumentare il coraggio attraverso un’enorme produzione di adrenalina nel sangue; si viene a creare un enorme impulso di energia, una carica così forte da trasformare l’agnello in un leone.

Il coraggio morale ha tutt’altra natura. Esso deriva da una profonda e solida fede in Dio, dalla fedeltà all’Ordine, allo stendardo, ai compagni. Il soggetto possiede una fede granitica in certi valori e principi dalla quale non è in grado di allontanarsi e neppure di scendere a compromessi.

Al Cavaliere si richiede il coraggio morale per seguire la via della virtù di fronte alle diverse pressioni del mondo. Molteplici e forti sono gli stimoli che tendono a fare deflettere un soggetto dal proprio credo, dal proprio stile di vita. Solo quando il Cavaliere sarà capace di resistere alle tentazioni, a tutte quelle forze che operano nel tentativo di fargli cambiare rotta (ad es. la tentazione di scappare da una situazione difficile, di tradire, di fare finta di non vedere), solo allora questi sarà un vero eroe morale.