IL V.O.S.S. E LA TRADIZIONE CAVALLERESCA DI SEBORGA
Seborga è storicamente legata alla tradizione del Venerabilis Ordo Sancti Sepulchri (V.O.S.S.), antico Ordine cavalleresco con solide basi cristiane, la cui tradizione viene fatta risalire al 1365 e alla figura dell’abate lerinense Ponce Lance.
Nel corso degli ultimi decenni, e in modo particolarmente evidente negli anni più recenti, Seborga è divenuta anche luogo di interesse per diverse realtà di ispirazione neo-templare, sorte in ambienti e secondo concezioni molto differenti tra loro. Alcune di queste esperienze, tuttavia, non possono essere automaticamente ricondotte alla tradizione storica del V.O.S.S. né alla concezione della cavalleria spirituale che ha caratterizzato la storia dei Cavalieri Bianchi.
È dunque opportuno stabilire una distinzione: la figura del dott. Diego Beltrutti di San Biagio e la tradizione dell’antico Venerabile Ordine del Santo Sepolcro, conosciuto anche come Ordine dei Cavalieri Bianchi, devono essere considerate nel quadro della continuità storico-cavalleresca rivendicata dall’Ordine e non confuse con le numerose organizzazioni neo-templari contemporanee nate, in alcuni casi, in ambito massonico, in altri come espressione di contrapposizione alla Chiesa di Roma e, in altri ancora, con finalità prevalentemente associative o promozionali. La differenza non è soltanto nominale. È soprattutto una differenza di origine, concezione e finalità della cavalleria.
La questione della continuità: dopo la morte del Priore Generale e Principe Giorgio Carbone, avvenuta il 25 novembre 2009, e la conseguente elezione di Diego Beltrutti di San Biagio alla carica di Priore Generale, la questione della continuità istituzionale e cavalleresca di Seborga è divenuta progressivamente più evidente. Il punto fondamentale della divergenza riguarda il modo stesso di intendere la legittimità e la successione del Principato. Da una parte vi è la concezione sostenuta dai Cavalieri Bianchi e dal V.O.S.S., secondo la quale la storia di Seborga non può essere separata dalla sua antica tradizione abbaziale, monastica e cavalleresca. Dall’altra si è affermata una concezione moderna, fondata sul principio della legittimazione popolare attraverso l’elezione del Principe. Sono, pertanto, due diverse interpretazioni della continuità storica di Seborga.
La posizione dei Cavalieri Bianchi: secondo la tradizione del V.O.S.S., Seborga deve essere considerata alla luce della propria particolare origine storica quale Principato legato all’autorità abbaziale e alla tradizione cistercense. In questa prospettiva, la dignità principesca non costituisce semplicemente una carica politica sottoposta, di volta in volta, alla scelta elettorale della popolazione, ma rappresenta l’elemento istituzionale di una tradizione più antica, nella quale la dimensione spirituale, monastica e cavalleresca assume un ruolo essenziale. È proprio questo il motivo per cui il V.O.S.S. contesta il principio delle moderne elezioni popolari quale fondamento esclusivo della successione principesca. Le votazioni popolari organizzate in epoca contemporanea rappresentano, secondo tale concezione, una trasformazione radicale rispetto alla tradizione storica di Seborga e non possono essere considerate, senza ulteriori precisazioni, come la naturale prosecuzione dell’antico ordinamento. La questione, dunque, non riguarda semplicemente il fatto che il Principe venga eletto oppure no. Riguarda soprattutto quale sia il principio storico sul quale si fonda la dignità principesca.
Il 23 aprile 2020: è in questo quadro che deve essere collocato l’atto del 23 aprile 2020, con il quale il Capitolo Cavalleresco conferì a Diego Beltrutti di San Biagio la dignità principesca secondo la tradizione rivendicata dal V.O.S.S. Beltrutti di San Biagio accettò tale dignità assumendo il nome di S.A.S. Diego di Seborga. L’atto non deve pertanto essere interpretato come una semplice iniziativa personale, ma inserito nella concezione istituzionale propria del V.O.S.S., secondo la quale la continuità del Principato deve essere ricercata nella tradizione storico-cavalleresca e non esclusivamente nelle forme elettorali introdotte in epoca moderna. È precisamente questo elemento che distingue la posizione dei Cavalieri Bianchi dalle numerose realtà contemporanee che si richiamano, con modalità diverse, alla tradizione templare.
La concezione elettiva contemporanea: parallelamente, nel Principato si è affermata una diversa concezione istituzionale, rappresentata dalla Principessa Nina Döbler Menegatto e dagli organismi che ne sostengono la linea politica e istituzionale. Secondo questa impostazione, la legittimazione della dignità principesca deriva dalla volontà della popolazione di Seborga, espressa attraverso il sistema elettorale previsto dagli attuali Statuti. È una concezione profondamente diversa da quella sostenuta dal V.O.S.S. In questo modello, la continuità del Principato non viene individuata principalmente nella successione storico-cavalleresca, bensì nella continuità della volontà popolare e delle istituzioni contemporanee. Non è quindi corretto ridurre la questione a una semplice contrapposizione personale. Si tratta di due differenti concezioni della storia, della tradizione e della legittimità istituzionale.
Il problema delle realtà neo-templari: è proprio all’interno di questo quadro che deve essere valutata anche la presenza, a Seborga, di diverse realtà che si richiamano alla tradizione templare o neo-templare. Anche se la denominazione di “templare”, di per sé, non costituisce infatti una prova di continuità storica con gli antichi Ordini medievali va ricordato che la Chiesa Cattolica non accetta raggruppamenti equestri di tipo templare essendo ancora attiva la scomunica di Papa Clemente V. Sappiamo tuttavoia che nel mondo contemporaneo esistono numerose associazioni, confraternite e organizzazioni che utilizzano simbologie, titoli e ritualità di ispirazione templare. Esse possono avere finalità culturali, spirituali, religiose, massoniche o semplicemente associative. Ma proprio per questo è necessario distinguere. Infatti una cosa è la ricerca e la conservazione della tradizione cavalleresca spirituale operante su solide basi cristiane; altra cosa è la costruzione moderna di organizzazioni che utilizzano l’immaginario templare poggiandolo su improponibili prosecuzioni dell’Ordine del Tempio.
Il V.O.S.S. rivendica una tradizione diversa: quella di una cavalleria naturale prosecuzione di quella di Saint Bernard de Clairvaux e del Beato Ramon Llull. Essa non deve essere intesa non come semplice apparato onorifico, né come strumento di promozione associativa, ma come espressione di una vocazione spirituale fondata sulla fede cristiana, sulla difesa dei valori della cavalleria e sulla testimonianza dei valori cavallereschi nella società contemporanea.
Due concezioni, due siti: la contrapposizione istituzionale trova oggi una significativa espressione anche nella presenza di due distinti siti internet, entrambi riferiti al Principato di Seborga e portatori di una diversa interpretazione della sua storia e della sua continuità istituzionale: www.principatodiseborga.com e www.principato-seborga.com La loro stessa esistenza rende evidente che non siamo di fronte a una semplice disputa di carattere personale o a una competizione per la visibilità. I due siti rappresentano infatti due differenti narrazioni istituzionali di Seborga. Il primo si colloca nell’ottica della moderna successione elettiva e della legittimazione derivante dalla volontà popolare. Il secondo si richiama invece alla tradizione del V.O.S.S., dei Cavalieri Bianchi e alla continuità storico-cavalleresca del Principato. È importante, pertanto, che chiunque si avvicini alla storia contemporanea di Seborga conosca entrambe le impostazioni e non consideri automaticamente una sola di esse come l’unica possibile interpretazione della storia del Principato.
Una questione che precede le persone: la vera questione di Seborga, in definitiva, non può essere ridotta ai nomi delle persone che hanno ricoperto o rivendicato la dignità principesca. Le persone cambiano. Le istituzioni, le tradizioni e la memoria storica rimangono. Il problema fondamentale è dunque stabilire quale principio di continuità debba essere riconosciuto nella storia di Seborga. Da una parte vi è chi ritiene essenziale la continuità della tradizione abbaziale, cistercense e cavalleresca, nella quale il V.O.S.S. e i Cavalieri Bianchi rappresentano un elemento fondamentale. Dall’altra vi è chi ritiene che la legittimazione della carica principesca debba derivare dalla volontà del Popolo Sovrano, attraverso il sistema elettorale contemporaneo. Si tratta di due concezioni differenti. E proprio perché sono differenti, la questione non può essere liquidata come una semplice disputa personale.
La memoria della tradizione: Il V.O.S.S. non rivendica soltanto un titolo. Rivendica una continuità storica. Questa continuità può essere discussa, studiata, documentata e sottoposta al vaglio degli storici; ma non può essere semplicemente cancellata o sostituita attraverso la nascita di nuove organizzazioni che, pur utilizzando simboli e denominazioni della cavalleria medievale, appartengono a realtà contemporanee profondamente differenti. Allo stesso modo, la moderna esperienza elettiva di Seborga costituisce ormai un elemento della sua storia contemporanea e deve essere conosciuta e valutata per ciò che realmente rappresenta. La storia, tuttavia, non dovrebbe essere riscritta per adattarla alle esigenze del presente. Seborga ha una storia abbaziale, monastica e cavalleresca che precede di molti secoli le moderne forme di legittimazione politica. È questa storia che il V.O.S.S. e i Cavalieri Bianchi intendono conservare. E la vera domanda, oggi, non è soltanto chi debba essere chiamato Principe di Seborga. La domanda più profonda è un’altra: quale Seborga si vuole consegnare alla storia? Una Seborga nella quale la propria antica tradizione cavalleresca di difesa della Cristianità venga considerata parte essenziale della propria identità, oppure una Seborga nella quale tale tradizione venga via via sostituita da una concezione prevalentemente folkloristica e da una visione esclusivamente moderna ed elettiva dell’istituzione?
È su questa scelta di fondo, più ancora che sulla contrapposizione tra singole persone, che si misura oggi il futuro della tradizione di Seborga.