OPINIONI A CONFRONTO

Il dott. Andrea Monda, direttore de l’Osservatore Romano, nella rubrica ‘Lettere dal direttore’ interviene sull’ ‘auto battesimo’ messo in scena dall’artista Achille Lauro nella serata inaugurale del 72° Festival di Sanremo.

«Volendo essere a tutti i costi trasgressivo, il cantante si è rifatto all’immaginario cattolico. Niente di nuovo», sentenzia il direttore. «Non c’è stato nella storia un messaggio più trasgressivo di quello del Vangelo. Da questo punto di vista difficilmente dimenticheremo la recita del Padre Nostro, in ginocchio, di un grande artista rock come David Bowie. Non ci sono più i trasgressori di una volta».

Ritengo che il Monda abbia ragione. Basti ricordare ad esempio Luca 12:53:saranno divisi il padre contro il figlio e il figlio contro il padre; la madre contro la figlia, la figlia contro la madre;” da queste frasi comprendiamo quanto il Vangelo di Gesù Cristo sia intriso di trasgressione.

Ma non ci si può allargare troppo. La “trasgressione” del Vangelo non è volta certo a fare spettacolo, ad aumentare l’audience televisiva. Essa si rifà a quella trasgressione necessaria, doverosa ed insita in quel processo fondamentale di modificazione dei comportamenti che si chiama ‘conversione’.

La recita del Padre Nostro, in ginocchio, di un grande artista rock come David Bowie che cosa ha voluto dire? Quali effetti ha portato? Forse che il cantante aveva deciso di smettere l’assunzione di droghe, di smettere comportamenti sessuali fluidi? E’ stata la esteriorizzazione di un percorso di conversione cristiana? Se la trasgressione non serve a sostituire comportamenti immorali, negativi, autodistruttivi, il passaggio dalla trasgressione/conversione alla blasfemia è breve.

Allora bene ha fatto il mons. Antonio Suetta, Vescovo di Ventimiglia e Sanremo a intervenire. Ciò che stupisce piuttosto è avere sentito soltanto il suo grido accorato in cotanto silenzio.

Ma ricordiamoci che nella Chiesa molti ‘pilastri’ sono costituiti da individui che hanno gridato nel silenzio, nel deserto.

Diego Beltrutti di San Biagio, Principe di Seborga