In occasione del Santo Natale 2025 A.D, il nostro Priore Generale e Principe Diego Beltrutti di San Biagio invia a tutti i membri del Principato, Dame e Cavalieri del Venerabilis Ordo Sancti Sepulchri – Cavalieri Bianchi di Seborga il seguente messaggio:
Stiamo in attesa del Natale. Mentre alcuni pensano già al presepe, alle decorazioni dell’albero, alla mangiatoia che è ancora vuota, altri pensano ai regali e altri ancora si trovano in mezzo alla assoluta devastazione.
Non parlo solo della devastazione di edifici, delle case rase e delle infrastrutture di ogni tipo rase al suolo. Parlo dei lutti, dei bambini morti di stenti, delle madri ormai senza lacrime, dei corpi di giovani caduti abbandonati in qualche fosso. Assieme ai soggetti fisicamente e psichicamente devastati voglio parlare anche delle devastazioni morali e spirituali.
Per lunghi anni i padroni dei mezzi di comunicazione ci hanno propinato troppe “non verità” e lo stesso hanno fatto quei pochi uomini potenti che tengono in mano il destino del mondo. Soggetti che ci hanno abituati all’interpretazione unilaterale dei diritti. Quelli che ci hanno spiegato che quelli degli altri sono “non diritti”.
Erano tanti anni che non si assisteva ad ore così buie. Oggi noi aspettiamo la pace e pensiamo che essa possa giungere così, inaspettata, come a volte una bella mattinata di sole. È tempo che le vere ragioni della guerra, anche se sgradevoli, anche se difficili da digerire vengano fuori. La pace vera può arrivare solo come risultato di un’azione morale e giuridica.
Non basta dire “noi abbiamo l’esercito più forte”, e mi riferisco all’esercito russo e a quello israeliano. La gente, la povera gente, tutti i popoli, ma in particolare quelli coinvolti in queste guerre – così come tutti coloro che sono coinvolti in altre guerre di cui si parla poco – sono ansiosi della pace.
L’umanità si deve vergognare delle atrocità, dei soprusi, dell’altissimo prezzo fatto pagare agli ultimi. Purtroppo, non tutti sono consci del ruolo, della necessità del cambio di rotta e del perdono.
Essendo abitanti di questo pianeta che si chiama Terra, facciamo tutti parte di questa Umanità che ha assolutamente bisogno di dare un’altra immagine di sé.
A noi non serve una pace utilizzata solo per sopire momentaneamente i sentimenti di odio, per farci dimenticare provvisoriamente l’antico “occhio per occhio, dente per dente”, mentre già si pensa a nuove rappresaglie o a nuove azioni di terrorismo.
Ci serve una pace di dolore, una presa d’atto che a vincere veramente c’è stata solo la sofferenza, il dolore. Chi meglio di una madre israeliana e di una di Gaza, di una madre ucraina e di una russa potrebbero scrivere la pace! Sono queste le persone abilitare ad incontrarsi e a scrivere la pace. Ne hanno titolo.
Qui, nella mangiatoia di Betlemme (la città del pane) un bambino ci guarda sorridente e ci indica la via per preservare la pace, per salvare l’umanità, e per impedire che essa sia precaria ed illusoria in quanto edificata su fondamenta errate.
Stiamo in attesa del Natale. Mentre alcuni pensano già al presepe, alle decorazioni dell’albero, alla mangiatoia che è ancora vuota, altri pensano ai regali e altri ancora si trovano in mezzo alla assoluta devastazione.